No, Giovanni Galeone non è stato solo il mentore di Allegri, un filosofo prestato al calcio o un personaggio da aneddoti sullo champagne: per capire la sua eredità, al di là del ricordo dell’uomo, bisogna guardare ai suoi risultati. E i risultati dicono che lui, il “Gale”, è stato uno dei più grandi specialisti della Serie B, portando a termine addirittura quattro promozioni in Serie A.

Le "Quattro Meraviglie di Galeone": l'uomo che portava le squadre in Serie A
Le “Quattro Meraviglie di Galeone”: l’uomo che portava le squadre in Serie A

Il Capolavoro Pescara (1986/87 e 1991/92)

Il miracolo che lo ha consacrato nell’olimpo degli allenatori è il primo Pescara. Nella stagione 1986/87, Galeone prese una squadra di provincia e la trasformò in una macchina da calcio offensivo, un 4-3-3 spregiudicato che in Serie B non si era mai visto.

Le "Quattro Meraviglie di Galeone": l'uomo che portava le squadre in Serie A
Le “Quattro Meraviglie di Galeone”: l’uomo che portava le squadre in Serie A

Con giocatori chiave come Gian Piero Gasperini (si, proprio lui, il suo allievo prediletto in campo) e il fantasista slavo Blaz Sliskovic, il Pescara di Galeone divenne un fenomeno nazionale. Giocava un calcio “champagne” che riempiva gli stadi, divertiva e, soprattutto, vinceva. Conquistò la promozione diretta in Serie A, dimostrando a un’intera nazione che si poteva salire di categoria attraverso la bellezza e non solo con il “catenaccio”.

Il fatto di essere riuscito a ripetersi, riportando il Pescara in A anche nella stagione 1991/92, ha confermato che non si trattava di un caso fortuito, ma di un metodo vincente.

Le "Quattro Meraviglie di Galeone": l'uomo che portava le squadre in Serie A
Le “Quattro Meraviglie di Galeone”: l’uomo che portava le squadre in Serie A

Le Conferme: Udine (1994/95) e Perugia (1997/98)

L’eredità di Galeone si è consolidata anche lontano dal suo “regno” abruzzese. Chiamato a Udine, ha applicato la stessa filosofia offensiva e ha centrato un’altra promozione diretta in Serie A nel 1994/95, confermando la sua capacità di esportare un modello di gioco e di gestione.

L’ultimo sigillo, forse il più difficile, arrivò a Perugia nel 1997/98. In un campionato complicato, portò la squadra agli spareggi, vincendo la finale promozione contro il Torino. Anche in quella sfida da dentro o fuori, il suo Perugia non rinunciò a giocare, dimostrando che il suo calcio non era solo estetica, ma anche sostanza nei momenti che contavano.

E, in un calcio italiano all’epoca dominato dal tatticismo e dalla paura di perdere, le sue imprese sono state un inno al coraggio e alla bellezza. Che, in questi giorni, non possiamo far altro che ricordare e raccontare.

Foto: Pescara Calcio

Di Stefano Zambroni

Nato a Lecco nel 2003, ho fondato GPKingdom nel 2021 e co-fondato PitchPulse nel 2025. Grande appassionato di sport.