La storia degli allenamenti di Ayrton Senna a Pescara e dell’amicizia vera e sincera con Giovanni Galeone.

I legami indissolubili che, spesso, accomunano uomini e posti sono scelti da un qualche tipo di fato, senza che ci sia il bisogno necessario di aggrapparsi ad una spiegazione logica. Forse perché, in questa storia, non c’è nulla di logico, c’è soltanto (in modo gigantesco) il romanticismo e la schiettezza del tempo che fu e che non tornerà mai.

Gli allenamenti all'Adriatico ed il profondo legame di Senna con Pescara e Galeone
Gli allenamenti all’Adriatico ed il profondo legame di Senna con Pescara e Galeone

“Ayrton, se vuoi allenarti e sono sicuro che vuoi tocca andare allo Stadio Adriatico”. Ma cosa ci fa Ayrton Senna nelle vicinanze dell’impianto che ospita le partite casalinghe del Pescara? Storie di fato, come abbiamo detto poco fa; 1987: Gino Pilota, amico di Senna e braccio destro di Luciano Benetton, ospitava l’allora pilota McLaren nella sua casa di Francavilla al Mare, in occasione delle gare a Monza ed Imola. Ed è proprio Gino ad accompagnare letteralmente l’asso brasiliano dalle parti dell’Adriatico, senza sfarzi ma a bordo di una 500 rossa alla fine dell’allenamento del Pescara di Giovanni Galeone, senza disturbare.

La canonicità di quegli allenamenti è scritta nei ricordi e da quel leggero surrealismo di poter osservare il glorioso asso del volante all’interno di uno stadio di una squadra che, proprio in quegli anni, sarà capace di stimolare le più grandi fantasie di una città in ebollizione ed inebriata dalla generosa pazzia, Pescara. Il ritmo di quelle corse è scandito dai racconti, come quello di Edy Reja che, anni dopo, racconterà in questo modo le sgambate con Ayrton:

“Io per la verità dopo i primi 400 metri mi fermavo proprio perché non ce la facevo a stargli dietro. Era capace di farne almeno dieci di giri. Un perfezionista anche per quel che riguarda la preparazione. E poi, quando si tornava a casa, passava ore a rivedere il filmato della sua ultima gara, cercando di scoprire eventuali errori o difetti della macchina”.

La corsa a piedi prima di quella a 300 Km/h con lo stesso Giovanni Galeone, anarchico e rivoluzionario nei concetti, a raccontare il giorno in cui il brasiliano rischiò di spaccarsi letteralmente la testa scendendo i gradoni dell’Adriatico dopo l’ennesima corsa:

Una volta, allo stadio, a momenti ci resta. Successe dopo l’allenamento: era tutto sudato, lo invitai nello spogliatoio a bere sali minerali. Lungo il corridoio il custode aveva affiancato Senna e gli aveva detto: ‘Ti ammiro tanto, sei il mio idolo’, e avanti così. Lui, gentile ma schivo, perché in fondo era un timidone, camminava sempre più a destra, vicino al muro, finché… pam! Una capocciata incredibile sui piloni, ed era finito lungo disteso. 

Siamo sbiancati tutti: mancavano mancavano pochi giorni al Gran Premio d’Italia a Monza, credo fosse l’89. ‘E ora che facciamo?’ Ayrton k.o. nel corridoio dello stadio. Per un attimo siamo rimasti bloccati, poi è partita una corsa frenetica… Ghiaccio, sali, di tutto, finché è rinvenuto e abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Non si era fatto niente e, tranquillo come al solito, anzi facendosi una risata, aveva detto ‘andiamo a cena?’”.

La squadra della nazionale piloti in occasione della famosa partita del 1992
La squadra della nazionale piloti in occasione della famosa partita del 1992

La Pescara degli anni 80′, come uno specchio, riflette perfettamente l’aria scanzonata e la lucida virtù di assistere a cose che oggi sarebbe impossibile vedere, o soltanto immaginare. Le corse infinite di uno dei più grandi sportivi che siano mai esistiti nello stesso punto in cui un manipolo di ragazzotti (come amava definirli mister Galeone) stava scrivendo la storia di una città intera, con una penna stilografica ed uno foglio bianco che aveva la parvenza di una pergamena utopica, come le rivoluzionarie idee di chi, nella giornata di domenica, ha salutato tutti prima che i suoi due figliocci (Allegri e Gasperini) giocassero contro, riflessi ed accomunati da quella stessa emozione che trascende il senso sportivo del gioco.

E la storia di Ayrton con Pescara? C’è un ultimo aneddoto. Nel 1992 Senna scese in campo con la nazionale piloti nella partita giocata, proprio allo Stadio Adriatico, contro politici e cantanti. 4-4 il risultato finale con la rete del brasiliano e le parole di Giovanni Galeone:

 “La ricordo anch’io quella partita. Sicuramente correva più di tutti ma si capiva che non era quello il suo sport preferito. Un ragazzo eccezionale, questo sì, una persona squisita, semplice, trasparente, un campione come uomo e non solo al volante”.