Gennaro Gattuso ha sollevato la questione nel corso della conferenza stampa che ha preceduto Moldavia-Italia.
Nel corso della conferenza stampa pre Moldavia-Italia il CT Gennaro Gattuso ha sollevato una tematica molto attuale e recente, spesso venuta a galla nelle ultime qualificazioni ai mondiali e i suoi criteri piuttosto esotici. Da anni il dibattito sulla distribuzione dei posti ai Mondiali di calcio ruota attorno a un paradosso che molti tifosi notano ma raramente viene affrontato con chiarezza: l’Europa, pur essendo la confederazione più numerosa e più competitiva, porta ai Mondiali una percentuale di nazionali nettamente inferiore rispetto al Sud America.

Con l’allargamento della Coppa del Mondo a 48 squadre (a partire dall’edizione che andrà in scena l’estate prossima), la FIFA ha assegnato alla UEFA 16 posti diretti (più eventuali qualificazioni via playoff interni). La CONMEBOL, al contrario, dispone di 6 posti diretti più 1 tramite gli spareggi interconfederali, arrivando potenzialmente a 7 nazionali su 10 qualificate.
Il confronto percentuale evidenzia l’anomalia: se l’Europa dovesse qualificare 18 nazioni su 55 partecipanti alle qualificazioni, la quota di accesso sarebbe di circa 32–33%. Il Sud America, invece, qualifica il 70% del proprio totale. Anche attenendosi ai posti ufficiali (16 su 55), la UEFA resta attorno al 29%, con un divario evidente rispetto alla CONMEBOL.
Questa sproporzione non è casuale, ma nasce da tre fattori strutturali che abbiamo provato ad analizzare ed il primo è numerico: l’Europa conta quasi sei volte le federazioni sudamericane. Più membri significano più posti assoluti, ma una percentuale individuale più bassa. La seconda ragione è politica: la distribuzione dei posti non è affidata a criteri matematici ma a negoziati tra confederazioni, in cui pesano storia, peso istituzionale e interessi economici. La terza ragione è tecnica: il formato sudamericano, ossia un girone unico, garantisce che tutte le nazionali “forti” giochino tra loro, aumentando le probabilità che quasi tutte arrivino al Mondiale; in Europa la moltiplicazione dei gironi e dei playoff frantuma la competizione e riduce l’accesso complessivo.

La questione è stata sollevata da molti addetti ai lavori sottolineando come il modello attuale favorisca enormemente la CONMEBOL. Se invece consideriamo soltanto la qualità media delle nazionali, la UEFA potrebbe rivendicare addirittura più posti. Le ultime edizioni dei Mondiali, dominate in termini di profondità dalle selezioni europee, rappresentano un esempio lampante anche se l’ultima edizione della Coppa del Mondo ha visto trionfare l’Argentina di Leo Messi.
Un sistema più equilibrato potrebbe passare da playoff interconfederali più ampi, o da una ripartizione che combini il numero dei membri, i risultati storici e il ranking FIFA. Sarebbe un modo per riequilibrare una disparità percentuale che, oggi, appare sempre più difficile da ignorare.

