Dopo settimane di lamentele sul sistema giovanile, l’Italia conquista uno storico terzo posto al Mondiale U17
“In Italia non c’è più talento”. È stato il ritornello dominante del nostro calcio negli ultimi giorni, anche (e soprattutto) dopo la sconfitta con la Norvegia: una frase usata come alibi per le sconfitte della Nazionale maggiore e come giustificazione per un sistema giovanile ritenuto inefficiente.

Ieri, dal Mondiale Under 17 in Qatar, è arrivata però una risposta forte e chiara: il talento esiste eccome. Non è mai andato via, è solo rimasto nell’ombra: lo storico terzo posto conquistato dall’Italia di Massimiliano Favo, che ha battuto ai rigori il Brasile, è la prova provata che il “serbatoio” del calcio italiano è ancora attivo e di altissima qualità.
L’eroe silenzioso: Alessandro Longoni e la scuola italiana
L’Italia ha conquistato la sua pagina di storia (miglior risultato di sempre nella competizione) grazie a una partita epica contro i verdeoro, dominata per 75 minuti in superiorità numerica, ma decisa solo dagli undici metri.

Il protagonista assoluto è stato Alessandro Longoni, portiere dContattiella Primavera del Milan. Dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari, Longoni ha parato due rigori decisivi, prima a Pacheco e poi a Luis Eduardo.
La risposta a chi sostiene che il talento è svanito
E questi ragazzi sono la generazione cresciuta sotto l’ombra delle critiche sul fallimento del sistema giovanile. Ma la realtà è un’altra: la base è solida e vincente.

Il bronzo conquistato in Qatar, pur non essendo la Coppa che conta, è una medaglia d’oro per la fiducia: è un segnale che le fondamenta del calcio italiano sono sane, ed anche tra le migliori al mondo. Ora, il compito spetta ai club e agli allenatori: investire su questi ragazzi, lanciarli in prima squadra e dar loro la fiducia (come con Francesco Camarda e con Pio Esposito) necessaria per trasformare il talento giovanile in patrimonio nazionale.

