Tutto quello che c’è da sapere sul FVS
La stagione 25/26 è sicuramente una delle peggiori a livello arbitrale degli ultimi anni. L’introduzione del VAR avrebbe dovuto portare maggiore serenità e sicurezza nelle decisioni su episodi controversi, ma a quasi 10 anni dal suo esordio in Seria A, la situazione è quasi opposta alle premesse. Ogni partita è condita di polemiche (Inter-Juve ne è il caso più eclatante) e il regolamento sembra cambiare di giornata in giornata.

Ma mentre il VAR continua a dividere tifosi, allenatori e addetti ai lavori, in Italia è stato introdotto un nuovo sistema: il Football Video Support o VAR a chiamata.
Questo strumento è stato testato nel campionato di Serie C e potrebbe rappresentare un passo importante per il futuro del calcio. Ma come funziona davvero? Quali sono i suoi vantaggi e i suoi limiti? E soprattutto: potrebbe essere introdotto anche in Serie A e Serie B?
Cos’è il VAR a chiamata (FVS)
Il Football Video Support è un sistema tecnologico pensato per aiutare gli arbitri a correggere decisioni potenzialmente sbagliate tramite la revisione video di alcune azioni. A differenza del VAR tradizionale, però, il sistema non monitora continuamente la partita: viene attivato solo su richiesta degli allenatori delle squadre.

In pratica funziona come un “challenge” nella pallavolo o nel tennis. Le modalità di utilizzo sono piuttosto semplici: a differenza del VAR tradizionale, il Football Video Support entra in funzione solo quando viene richiesto dall’allenatore di una delle due squadre.
Ogni tecnico ha a disposizione due richieste di revisione durante la partita, che può utilizzare per contestare una decisione arbitrale. Se, dopo aver rivisto l’azione al monitor, l’arbitro decide di modificare la decisione iniziale, la richiesta non viene conteggiata e l’allenatore mantiene il proprio “challenge”. Al contrario, se la decisione viene confermata, il “challenge” viene considerato utilizzato e quindi perso.
In quali situazioni si può usare l’FVS?
Ma questo strumento può essere usato per cambiare qualsiasi decisione arbitrale?
In realtà, no. Come nel VAR, il protocollo prevede che il Football Video Support possa essere utilizzato solo in quattro categorie di episodi, cioè quelli che possono cambiare il risultato della partita.
In particolare, l’allenatore può attivarlo per verificare l’assegnazione o la mancata concessione di un calcio di rigore, per richiedere la valutazione di un possibile cartellino rosso diretto, per segnalare un errore di identità in un provvedimento disciplinare oppure per chiedere la revisione di un gol annullato.
A quel punto l’arbitro si reca al monitor a bordo campo e rivede l’azione prima di prendere la decisione finale.

I vantaggi del VAR a chiamata
L’arbitro sceglie senza essere condizionato dalla sala VAR
Il VAR a chiamata è in realtà un sistema molto diverso dal VAR. Attraverso l’FVS l’arbitro ha la possibilità di rivedere direttamente l’episodio al monitor a bordo campo e prendere una decisione basandosi esclusivamente sulle immagini televisive, senza il condizionamento di colleghi collegati da remoto. In questo senso, il Football Video Support si configura come uno strumento realmente a disposizione dell’arbitro in campo, che mantiene piena autonomia nella valutazione dell’azione.
Il VAR, invece, prevede il supporto di una squadra arbitrale situata nella sala di Lissone: quando l’arbitro viene richiamato all’on-field review, la decisione iniziale nella maggior parte dei casi viene modificata. Questo accade anche perché la segnalazione di un possibile errore da parte della sala VAR può influenzare la valutazione finale, soprattutto quando tra gli arbitri al video sono presenti direttori di gara con maggiore esperienza o prestigio rispetto a quello che si trova sul campo.
Il sistema adottato in Serie C rappresenta un modo efficace per restituire centralità e autonomia decisionale agli arbitri. Con l’introduzione del VAR, infatti, la figura del direttore di gara è stata spesso percepita come meno autorevole, poiché molte decisioni cruciali vengono influenzate o riviste dalla sala video. Questa dinamica ha contribuito ad alimentare polemiche e critiche quasi ogni settimana. L’FVS, invece, riportando la revisione dell’episodio direttamente nelle mani dell’arbitro in campo, punta a rafforzarne il ruolo e la responsabilità, riducendo la sensazione che le decisioni vengano prese lontano dal terreno di gioco.

Meno perdite di tempo
Un altro problema che si risolverebbe con l’implementazione di questo strumento è legato alle numerose perdite di tempo legate ai numerosi “Silent check” durante ogni partita: con l’FVS le revisioni avvengono solo quando un allenatore le richiede, riducendo potenzialmente i tempi morti.
Il limite principale del FVS
Nonostante i vantaggi, il sistema presenta anche alcune criticità. La più evidente riguarda l’uso strategico e talvolta fuori contesto delle challenge negli ultimi minuti di partita, utilizzate per interrompere il gioco e guadagnare tempo.
Questo comportamento può avere come conseguenza recuperi molto lunghi e finali di gara caratterizzati da numerose interruzioni, con il pallone che rimane fermo per lunghi tratti e un ritmo di gioco inevitabilmente spezzato.
Il VAR a chiamata potrebbe arrivare in Serie A?

La domanda che molti tifosi si pongono è semplice: ha senso introdurre il VAR a chiamata anche in Serie A e Serie B? Al momento si tratta solo di un’ipotesi, ma il test in Serie C serve proprio a capire se questo sistema possa funzionare anche a livelli più alti.
In realtà l’FVS non nasce per sostituire il VAR, ma per offrire un’alternativa più semplice ed economica nei contesti dove il VAR completo non è sostenibile.
In Serie A, dove il VAR è già consolidato, potrebbe però essere utilizzato come strumento complementare, ad esempio per dare agli allenatori la possibilità di richiedere una revisione quando ritengono che il VAR non sia intervenuto su un episodio importante.
Potrebbe quindi essere un ulteriore elemento per provare a ridurre le polemiche e rendere le partite meno spezzettate e più divertenti.

